Mercoledì, 14 Ottobre 2020

Il nodo della plastica e il problema del suo riciclo

La plastica è un polimero organico sintetico che si può ottenere da gas naturale o petrolio (e derivati) o da fonti rinnovabili quali, per esempio, mais o barbabietole da zucchero (la bioplastica).

Come sappiamo, di rifiuti in plastica ne è pieno il mondo; così come sappiamo che la plastica costituisce il 96% dei rifiuti presenti negli oceani. La plastica impiega centinaia o miliardi di anni per decomporsi - in alcuni casi perché contiene additivi che la rendono più resistente, flessibile e durevole - durante i quali si frammenta in microplastiche e nanoplastiche (particelle di materie plastiche aventi dimensione dell'ordine dei micro e dei nanometri) che vengono ingerite dagli organismi marini ed entrano nella catena alimentare fino ad arrivare all'uomo. Sono state anche riscontrate in prodotti di consumo quali miele, birra, sale da cucina e acqua potabile.

Nonostante gli sforzi della società per impostare ed effettuare una raccolta differenziata dei rifiuti, perché il problema dell'inquinamento da plastica non sembra risolvibile?

Il nodo principale del problema dell'eccessiva quantità di plastica presente sul pianeta è il costo di produzione di plastiche riciclate.
La produzione di plastiche riciclate, infatti, non è economicamente conveniente rispetto alla produzione di plastica vergine: la plastica si deteriora notevolmente già al primo passaggio e, ad ogni fase successiva, il polimero perde forza, stabilità, plasmabilità. Il risultato del processo di riciclaggio è un prodotto costituito da un mix di polimeri, che presenta minore flessibilità e minore resistenza termica rispetto al prodotto di partenza e anche caratteristiche estetiche di più bassa qualità. Da plastica pura e di buona qualità, quindi, si ottiene una plastica impura e meno pregiata. Ad un prezzo più elevato.
I numeri del riciclo della plastica sembrano ancora più miseri se confrontati con quelli di altri materiali come il
vetro, che può essere riciclato all’infinito, o della carta e di alcuni metalli come ferro, alluminio e rame. I dati ISPRA mostrano che, in Italia, i livelli di raccolta e di recupero dei rifiuti sono elevati ma solo il 30% della plastica raccolta è riciclato. Dati OCSE mostrano che, a livello globale, la quantità di plastica riciclata corrisponde al 14-18% del totale. Il resto della plastica finisce in inceneritori e termovalorizzatori oppure è lasciato nelle discariche o disperso nell’ambiente.

La situazione già grave è peggiorata con la pandemia da SARS-CoV-2, durante la quale è aumentata a notevolmente la richiesta di dispositivi di protezione individuale (dpi), al contempo è crollato il prezzo del petrolio e, di conseguenza, la produzione di plastica vergine è risultata ancora più conveniente.

Ma quali sono i processi del riciclo della plastica?

Riciclo meccanico: processo complicato, oneroso e non funziona in modo ottimale per tutti i i tipi di materiale. Prevede la selezione e il lavaggio dei rifiuti in plastica, la trasformazione della plastica in scaglie (flakes) che vengono trasformate in granuli che, poi, vengono trasformati nuovamente in oggetti di plastica. È adatto per riciclare materiali puri, resi disponibili attraverso la raccolta e la cernita in grandi quantità. È pressoché l'unica forma di riciclo usata in Europa.

Riciclo chimico: processi termochimici durante i quali i rifiuti in plastica sono scomposti fino a ottenere oli o gas utilizzati come materie prime per l’industria chimica. Consente di riciclare plastica per cui oggi non esistono soluzioni alternative; potrebbe evitare che alcuni rifiuti in plastica, impossibili da riciclare in maniera sostenibile attraverso processi meccanici, vengano messi in discarica. Al momento alcuni processi sono in fase di sviluppo e altri non sono ancora disponibili su scala industriale.

Differenziare i rifiuti in maniera corretta e non disperderli nell'ambiente sono alcune delle buone azioni che possiamo fare, dal basso, per limitare i danni del nostro passaggio sulla Terra. Dall'alto, invece, si potrebbe pensare di mettere sulla bilancia il costo del processo di produzione della plastica riciclata e il costo ambientale che deriva dalla continua produzione di plastica vergine.

Comunque, per alcune tipologie di materie plastiche, il recupero energetico rappresenta una valida alternativa al riciclo. In questo modo, si recupera energia fornendo i rifiuti plastici a impianti di recupero energetico e riducendo, così, la necessità di ricorrere a "nuovi" combustibili fossili. .

Fonti: ISPRA (https://www.isprambiente.gov.it/it); Il Post (https://www.ilpost.it/2020/09/19/plastica-riciclaggio/); National Geographic (https://www.nationalgeographic.it/ambiente/2020/01/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sullinquinamento-da-plastica); Internazionale - 9/15 Ottobre 2020 - Numero 1379  (https://www.internazionale.it/); BASF (https://www.basf.com/it/it.html); ECHA (https://echa.europa.eu/it/hot-topics/microplastics); PlasticsEurope (https://www.plasticseurope.org/it/focus-areas/circular-economy/zero-plastics-landfill/recycling-and-energy-recovery); Treccani (https://www.treccani.it/enciclopedia/microplastiche)

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