Sabato, 21 Novembre 2020 09:51

L'acciaio è una lega metallica costituita da Ferro (Fe) e Carbonio (C) (in percentuali variabili, in genere non superiori al 2%). In base alla percentuale di Carbonio presente, si distinguono in duri e dolci (C<1%) - quest'ultimi più comuni e meno pregiati - e si ottengono diversi tipi di acciaio. Le caratteristiche comuni ai diversi tipi di acciaio sono temprabilità, durezza, tenacia, duttilità, fragilità ma anche resistenza alla corrosione, alla trazione, all'usura e al calore.
Il comune acciaio inox è costituito da Carbonio (C) in percentuali minori del 0,7% e Cromo (Cr) all'incirca del 10%.
Proprio quest'ultimo elemento conferisce al materiale di ossidarsi ma non di arrugginirsi e di resistere alla corrosione e al calore. Si crea, infatti, uno strato passivante costituto da ossidi e idrossidi di Cr che creano una pellicola estremamente sottile il cui compito è quello di rallentare la velocità di diffusione dell'ossigeno dall'esterno.
In alcuni acciai inox, inoltre, è presente anche il Nichel (Ni) in concentrazioni variabili da 0% a 35%, il cui obiettivo è quello di aumentare la resistenza meccanica e la tenacia caratteristiche del materiale.
La presenza di altri elementi oltre al Ferro e al Carbonio conferisce all'acciaio caratteristiche ben precise, per questo motivo non tutti gli acciai sono uguali e la destinazione d'uso varia in funzione della sua composizione chimica. Per esempio, nell'industria dei cementi e nella fabbricazione di oggetti che devono essere resistenti all'usura, come le rotaie o anche le casseforti, vengono utilizzati acciaio al Manganese (Mn), in cui la percentuale di Mn è superiore dell'1%. Questo elemento chimico conferisce durezza e resistenza all'usura e alla trazione.
Gli acciai al Silicio (Si) sono caratterizzati dall'avere un'alta resistenza alla fatica e un alto limite di snervamento ma anche un'elevata resistenza termica e un'alta permeabilità magnetica: si utilizzano, quindi, principalmente per molle e lamelle flessibili e per la costruzione di circuiti magnetici.
Allo stesso modo, gli acciai al Tungsteno (W), al Vanadio (V), al Bromo (Br), al Piombo (Pb), al Titanio (Ti) e al Molibdeno (Mo) hanno caratteristiche specifiche e vengono usati di conseguenza.

L'acciaio viene prodotto mediante affinazione della ghisa (lega ferro-carbonio) per diminuire il tenore di carbonio presente; la ghisa, a sua volta, viene prodotta a partire da minerali contenenti ferro che vengono estratti dalle miniere, purificati e poi fusi negli altiforni, chiamato così perché può raggiungere anche altezze di 25m.
Una volta ottenuta una ghisa allo stato liquido ma con una quantità di Carbonio ancora elevata, questa passa nei convertitori dove viene decarburata e si produce anidride carbonica. Per ottenere il tipo di acciaio desiderato, infine, si passa all'aggiunta di metalli nella quantità opportuna.
Le qualità intrinseche di questo materiale lo rendono ideale per essere protagonista in svariate applicazioni: dalle costruzioni e le infrastrutture agli imballaggi, dai trasporti alle tubazioni, dalle centrali elettriche nei componenti quali caldaie, turbine e condensatori agli elettrodomestici e sanitari.

Considerando la sua onnipresenza, che impatto ha sull'ambiente?
Nel 2014, Le Scienze assegna alla produzione di ferro e acciaio la responsabilità del 30% di tutte le emissioni industriali di CO2, prodotta durante le fasi di purificazione e raffinazione.

Questo grosso problema è in parte compensato dall'alto tasso di riciclo degli imballaggi in acciaio, materiale considerato riciclabile all'infinito.
Tutti gli imballaggi in acciaio, infatti - quando smettono di assolvere la loro funzione - vengono selezionati e separati dagli altri rifiuti e, nelle acciaierie, subiscono processi di pulitura, riduzione volumetrica e di stagnazione. Non appena vengono trasformati in rottame vengono fusi per essere trasformati in semilavorati. L’acciaio riciclato è una materia di prima scelta con cui realizzare oggetti di varie dimensioni, da quelle minuscole come i chiodi a quelle di opere monumentali come ponti e navi.

Nella pratica, come differenziare egregiamente i prodotti in acciaio? Rifiuti di piccole dimensioni devono essere conferiti nella raccolta dei metalli.

Differenziare bene è il primo passo per uno stile di vita sostenibile.

Fonti:
LeScienze (https://www.lescienze.it/news/2014/07/16/news/impatto_ambientale_metalli-2215818/#:~:text=La%20produzione%20di%20ferro%20e,serra%20responsabile%20dal%20cambiamento%20climatico.)
Confindustria - Economia Circolare (https://economiacircolare.confindustria.it/)
Recupero Acciaio (https://recuperoacciaio.it/riciclo_acciaio.html)
Consorzio RICREA (https://www.consorzioricrea.org/)

Mercoledì, 14 Ottobre 2020 14:26

La plastica è un polimero organico sintetico che si può ottenere da gas naturale o petrolio (e derivati) o da fonti rinnovabili quali, per esempio, mais o barbabietole da zucchero (la bioplastica).

Come sappiamo, di rifiuti in plastica ne è pieno il mondo; così come sappiamo che la plastica costituisce il 96% dei rifiuti presenti negli oceani. La plastica impiega centinaia o miliardi di anni per decomporsi - in alcuni casi perché contiene additivi che la rendono più resistente, flessibile e durevole - durante i quali si frammenta in microplastiche e nanoplastiche (particelle di materie plastiche aventi dimensione dell'ordine dei micro e dei nanometri) che vengono ingerite dagli organismi marini ed entrano nella catena alimentare fino ad arrivare all'uomo. Sono state anche riscontrate in prodotti di consumo quali miele, birra, sale da cucina e acqua potabile.

Nonostante gli sforzi della società per impostare ed effettuare una raccolta differenziata dei rifiuti, perché il problema dell'inquinamento da plastica non sembra risolvibile?

Il nodo principale del problema dell'eccessiva quantità di plastica presente sul pianeta è il costo di produzione di plastiche riciclate.
La produzione di plastiche riciclate, infatti, non è economicamente conveniente rispetto alla produzione di plastica vergine: la plastica si deteriora notevolmente già al primo passaggio e, ad ogni fase successiva, il polimero perde forza, stabilità, plasmabilità. Il risultato del processo di riciclaggio è un prodotto costituito da un mix di polimeri, che presenta minore flessibilità e minore resistenza termica rispetto al prodotto di partenza e anche caratteristiche estetiche di più bassa qualità. Da plastica pura e di buona qualità, quindi, si ottiene una plastica impura e meno pregiata. Ad un prezzo più elevato.
I numeri del riciclo della plastica sembrano ancora più miseri se confrontati con quelli di altri materiali come il
vetro, che può essere riciclato all’infinito, o della carta e di alcuni metalli come ferro, alluminio e rame. I dati ISPRA mostrano che, in Italia, i livelli di raccolta e di recupero dei rifiuti sono elevati ma solo il 30% della plastica raccolta è riciclato. Dati OCSE mostrano che, a livello globale, la quantità di plastica riciclata corrisponde al 14-18% del totale. Il resto della plastica finisce in inceneritori e termovalorizzatori oppure è lasciato nelle discariche o disperso nell’ambiente.

La situazione già grave è peggiorata con la pandemia da SARS-CoV-2, durante la quale è aumentata a notevolmente la richiesta di dispositivi di protezione individuale (dpi), al contempo è crollato il prezzo del petrolio e, di conseguenza, la produzione di plastica vergine è risultata ancora più conveniente.

Ma quali sono i processi del riciclo della plastica?

Riciclo meccanico: processo complicato, oneroso e non funziona in modo ottimale per tutti i i tipi di materiale. Prevede la selezione e il lavaggio dei rifiuti in plastica, la trasformazione della plastica in scaglie (flakes) che vengono trasformate in granuli che, poi, vengono trasformati nuovamente in oggetti di plastica. È adatto per riciclare materiali puri, resi disponibili attraverso la raccolta e la cernita in grandi quantità. È pressoché l'unica forma di riciclo usata in Europa.

Riciclo chimico: processi termochimici durante i quali i rifiuti in plastica sono scomposti fino a ottenere oli o gas utilizzati come materie prime per l’industria chimica. Consente di riciclare plastica per cui oggi non esistono soluzioni alternative; potrebbe evitare che alcuni rifiuti in plastica, impossibili da riciclare in maniera sostenibile attraverso processi meccanici, vengano messi in discarica. Al momento alcuni processi sono in fase di sviluppo e altri non sono ancora disponibili su scala industriale.

Differenziare i rifiuti in maniera corretta e non disperderli nell'ambiente sono alcune delle buone azioni che possiamo fare, dal basso, per limitare i danni del nostro passaggio sulla Terra. Dall'alto, invece, si potrebbe pensare di mettere sulla bilancia il costo del processo di produzione della plastica riciclata e il costo ambientale che deriva dalla continua produzione di plastica vergine.

Comunque, per alcune tipologie di materie plastiche, il recupero energetico rappresenta una valida alternativa al riciclo. In questo modo, si recupera energia fornendo i rifiuti plastici a impianti di recupero energetico e riducendo, così, la necessità di ricorrere a "nuovi" combustibili fossili. .

Fonti: ISPRA (https://www.isprambiente.gov.it/it); Il Post (https://www.ilpost.it/2020/09/19/plastica-riciclaggio/); National Geographic (https://www.nationalgeographic.it/ambiente/2020/01/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sullinquinamento-da-plastica); Internazionale - 9/15 Ottobre 2020 - Numero 1379  (https://www.internazionale.it/); BASF (https://www.basf.com/it/it.html); ECHA (https://echa.europa.eu/it/hot-topics/microplastics); PlasticsEurope (https://www.plasticseurope.org/it/focus-areas/circular-economy/zero-plastics-landfill/recycling-and-energy-recovery); Treccani (https://www.treccani.it/enciclopedia/microplastiche)

Mercoledì, 07 Ottobre 2020 16:04
Mercoledì, 07 Ottobre 2020 10:03

Da alcuni anni, ormai, si sente parlare di RAEE e di come differenziarli in quasi tutti i media, dalle pubblicità per il sociale in tv, alla radio.
Ma cosa s'intende per RAEE? Letteralmente, sono i Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Quindi, tutte quelle apparecchiature giunte a fine vita o quasi; e s'intende una categoria di rifiuti costituita da varie classi di apparecchi: grandi e piccoli elettrodomestici; apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni; apparecchiature di consumo, quali, apparecchi radio, televisivi, video, fotocamere e cellulari; apparecchiature di illuminazione; strumenti elettrici ed elettronici, quali trapani, seghe, macchine per cucire; giocattoli e apparecchiature per il tempo libero e lo sport; ma anche apparecchiature mediche, strumenti di monitoraggio e controllo, distributori automatici. 
Come si può notare, i quantitativi di RAEE possono risultare ingenti, sia perché la categoria comprende una gran varietà di apparecchiature, sia perché viviamo nell'epoca del consumismo tecnologico, in cui la frequenza di immissione di apparecchiature nuove e tecnologicamente più avanzate è molto alta; in aggiunta, si preferisce sempre più comprare una nuova apparecchiatura piuttosto che aggiustare quella vecchia perché la differenza nel costo dell'una e dell'altra opzione è trascurabile.

Questi sono rifiuti con un alto impatto ambientale perché sono costituiti da circuiti e componenti che contengono un'ampia gamma di sostanze inquinanti, quali metalli pesanti (piombo, cadmio o zinco), oppure composti organici, quali policlorobifenili (PCB). Anche le parti in materiale plastico risultano caratterizzate da una potenziale pericolosità ambientale, per via della possibile additivazione di ritardanti di fiamma a base di composti bromurati. 
Per preservare l'ambiente, quindi, si deve seguire una linea ben precisa di gestione e smaltimento, che comprende anche il riciclaggio delle parti valorizzabili.


Ma sappiamo veramente cosa farne della vecchia apparecchiatura elettrica ed elettronica (AEE)?
Per prima cosa, si deve distinguere tra RAEE Domestici e RAEE Professionali. Perché? Perché, in base alla natura del rifiuto, cambiano i soggetti che devono occuparsene:

  • Domestici: rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche originati da nuclei domestici, ma anche quelli provenienti da alcune attività commerciali, industriali o istituzionali che, per natura e quantità, possono essere considerati analoghi a quelli originati dai nuclei domestici. Devono essere conferiti in un centro di raccolta comunale o al distributore, all'atto di acquisto di una nuova apparecchiatura.

  • Professionali: rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche destinate ad attività amministrative, economiche, produttive; di fornitura quantitativamente importante e/o ad uso esclusivo professionale. S'intende, quindi, apparecchiature che non vengono regolarmente usate in ambienti domestici. Devono essere conferiti in appositi impianti autorizzati affinché vengano avviati a recupero.

Il D. Lgs n.151/2005 si può considerare come la normativa specifica contenente gli obblighi di gestione e di finanziamento, in capo ai produttori di AEE, delle operazioni di ritiro, trasporto, gestione dei RAEE domestici e di raccolta dei RAEE professionali.

Smaltire correttamente i nostri dispositivi elettronici è necessario per l'ambiente; è necessario per noi.

Fonti: TRECCANI (https://www.treccani.it/enciclopedia/raee_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/); RaccoltaRAEE (https://raccoltaraee.it/); ARPAV (https://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/rifiuti/rifiuti-speciali/particolari-categorie-di-rifiuto/raee); Camere Di Commercio D'Italia (https://images.al.camcom.gov.it/f/Albi/21/2186_CCIAAAL_2872011.pdf)

Lunedì, 05 Ottobre 2020 06:32