Venerdì, 27 Novembre 2020 12:01

Cos'è l'Economia circolare? È un modello economico basato sulla condivisione, il riutilizzo, la riparazione, il ricondizionamento e il riciclo di materiali e prodotti.
è un sistema economico basato su un uso più efficiente delle risorse, reimmettendo nel ciclo produttivo quante più materie secondarie possibili. Il concetto fondamentale di questa nuova visione economica è fare più con meno.

Ma cosa significa precisamente? Significa estendere il ciclo vitale dei prodotti al fine di ridurre i rifiuti al minimo e reintrodurre i materiali che costituiscono un qualunque prodotto nel ciclo economico. L’economia circolare è, dunque, un sistema in cui tutte le attività - a partire dall’estrazione e dalla produzione - sono organizzate in modo che i rifiuti diventino risorse. 

Con questo nuovo modo di pensare l'economia si potrebbe:
1. Preservare le risorse restanti sulla Terra, il cui limite è in contrasto con il crescente aumento demografico mondiale e con l'aumento della domanda di materie prime;
2. Diminuire l'impatto ambientale dei processi di estrazione e utilizzo delle materie prime che comportano un consumo di energia importante e un ingente emissione di CO2.

In sostanza, i principi di base sono:
1. Trasformare il rifiuto in risorsa;
2. Prolungare la vita dei prodotti;
3. Creare e pensare prodotti a lunga durata.

L'economia circolare è, quindi, un modello economico alla base di uno sviluppo sostenibile, cioè in grado di soddisfare i bisogni della generazione attuale senza compromettere la possibilità, per le generazioni future, di soddisfare i loro bisogni. Il principio cardine è, infatti, quello di mantenere il valore di prodotti, materiali e risorse il più a lungo possibile riducendo al minimo la generazione dei rifiuti e implementando l'utilizzo di materie prime seconde.

Le quattro direttive dell'Unione Europea circa il Pacchetto Economia Circolare (2008/849/UE; 2008/850/UE; 2008/851/UE; 1008/852/UE) - affinché la gestione dei rifiuti si trasformi in una gestione sostenibile dei materiali per salvaguardare, tutelare e migliorare la qualità dell'ambiente - sono volte a spingere gli Stai membri a pensare e a muoversi verso questo senso e, in Italia, sono state recepite nel settembre del 2020 con quattro decreti legislativi. Uno di questi è il decreto 116/2020 - in vigore dal 26 settembre 2020 - che apporta modifiche al Testo Unico Ambientale.

 

Fonti:
Parlamento europeo (https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/eu-affairs/20201119STO92008/diritti-dei-consumatori-mancanza-di-fissa-dimora-liberta-di-stampa);
Ecocamere (https://www.ecocamere.it/);
Ministero dell'Ambiente (https://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/economia_circolare/ce_economia_circolare_depliant.pdf);
Il Post (https://www.ilpost.it/2014/07/05/economia-circolare/)

Sabato, 21 Novembre 2020 09:51

L'acciaio è una lega metallica costituita da Ferro (Fe) e Carbonio (C) (in percentuali variabili, in genere non superiori al 2%). In base alla percentuale di Carbonio presente, si distinguono in duri e dolci (C<1%) - quest'ultimi più comuni e meno pregiati - e si ottengono diversi tipi di acciaio. Le caratteristiche comuni ai diversi tipi di acciaio sono temprabilità, durezza, tenacia, duttilità, fragilità ma anche resistenza alla corrosione, alla trazione, all'usura e al calore.
Il comune acciaio inox è costituito da Carbonio (C) in percentuali minori del 0,7% e Cromo (Cr) all'incirca del 10%.
Proprio quest'ultimo elemento conferisce al materiale di ossidarsi ma non di arrugginirsi e di resistere alla corrosione e al calore. Si crea, infatti, uno strato passivante costituto da ossidi e idrossidi di Cr che creano una pellicola estremamente sottile il cui compito è quello di rallentare la velocità di diffusione dell'ossigeno dall'esterno.
In alcuni acciai inox, inoltre, è presente anche il Nichel (Ni) in concentrazioni variabili da 0% a 35%, il cui obiettivo è quello di aumentare la resistenza meccanica e la tenacia caratteristiche del materiale.
La presenza di altri elementi oltre al Ferro e al Carbonio conferisce all'acciaio caratteristiche ben precise, per questo motivo non tutti gli acciai sono uguali e la destinazione d'uso varia in funzione della sua composizione chimica. Per esempio, nell'industria dei cementi e nella fabbricazione di oggetti che devono essere resistenti all'usura, come le rotaie o anche le casseforti, vengono utilizzati acciaio al Manganese (Mn), in cui la percentuale di Mn è superiore dell'1%. Questo elemento chimico conferisce durezza e resistenza all'usura e alla trazione.
Gli acciai al Silicio (Si) sono caratterizzati dall'avere un'alta resistenza alla fatica e un alto limite di snervamento ma anche un'elevata resistenza termica e un'alta permeabilità magnetica: si utilizzano, quindi, principalmente per molle e lamelle flessibili e per la costruzione di circuiti magnetici.
Allo stesso modo, gli acciai al Tungsteno (W), al Vanadio (V), al Bromo (Br), al Piombo (Pb), al Titanio (Ti) e al Molibdeno (Mo) hanno caratteristiche specifiche e vengono usati di conseguenza.

L'acciaio viene prodotto mediante affinazione della ghisa (lega ferro-carbonio) per diminuire il tenore di carbonio presente; la ghisa, a sua volta, viene prodotta a partire da minerali contenenti ferro che vengono estratti dalle miniere, purificati e poi fusi negli altiforni, chiamato così perché può raggiungere anche altezze di 25m.
Una volta ottenuta una ghisa allo stato liquido ma con una quantità di Carbonio ancora elevata, questa passa nei convertitori dove viene decarburata e si produce anidride carbonica. Per ottenere il tipo di acciaio desiderato, infine, si passa all'aggiunta di metalli nella quantità opportuna.
Le qualità intrinseche di questo materiale lo rendono ideale per essere protagonista in svariate applicazioni: dalle costruzioni e le infrastrutture agli imballaggi, dai trasporti alle tubazioni, dalle centrali elettriche nei componenti quali caldaie, turbine e condensatori agli elettrodomestici e sanitari.

Considerando la sua onnipresenza, che impatto ha sull'ambiente?
Nel 2014, Le Scienze assegna alla produzione di ferro e acciaio la responsabilità del 30% di tutte le emissioni industriali di CO2, prodotta durante le fasi di purificazione e raffinazione.

Questo grosso problema è in parte compensato dall'alto tasso di riciclo degli imballaggi in acciaio, materiale considerato riciclabile all'infinito.
Tutti gli imballaggi in acciaio, infatti - quando smettono di assolvere la loro funzione - vengono selezionati e separati dagli altri rifiuti e, nelle acciaierie, subiscono processi di pulitura, riduzione volumetrica e di stagnazione. Non appena vengono trasformati in rottame vengono fusi per essere trasformati in semilavorati. L’acciaio riciclato è una materia di prima scelta con cui realizzare oggetti di varie dimensioni, da quelle minuscole come i chiodi a quelle di opere monumentali come ponti e navi.

Nella pratica, come differenziare egregiamente i prodotti in acciaio? Rifiuti di piccole dimensioni devono essere conferiti nella raccolta dei metalli.

Differenziare bene è il primo passo per uno stile di vita sostenibile.

Fonti:
LeScienze (https://www.lescienze.it/news/2014/07/16/news/impatto_ambientale_metalli-2215818/#:~:text=La%20produzione%20di%20ferro%20e,serra%20responsabile%20dal%20cambiamento%20climatico.)
Confindustria - Economia Circolare (https://economiacircolare.confindustria.it/)
Recupero Acciaio (https://recuperoacciaio.it/riciclo_acciaio.html)
Consorzio RICREA (https://www.consorzioricrea.org/)

Mercoledì, 11 Novembre 2020 17:08

A causa dell'emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2, i dispositivi di protezione (dpi) sono diventati di uso comune - non senza polemiche.
Si stima, infatti, un consumo mensile di circa un miliardo di mascherine e 456 milioni di guanti monouso. Questo si traduce in 400 T di rifiuti prodotti ogni giorno, all'incirca.
Ma, una volta usati, che fine fanno?
Secondo quanto previsto dall'ISPRA per la corretta gestione e il corretto smaltimento dei rifiuti DPI usati, tutti i dispositivi utilizzati da soggetti positivi o in quarantena - e tutti i loro rifiuti - dovrebbero essere classificati come rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo, praticamente equivalenti ai rifiuti e ai dpi raccolti in ambienti sanitari. Questo tipo di rifiuti deve essere gestito separatamente da tutti gli altri rifiuti urbani e deve essere raccolto e trasportato in appositi imballaggi a perdere, recanti la scritta "Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo".
Da quanto previsto dall' Istituto Superiore di Sanità, la destinazione finale da privilegiare per questo genere di rifiuti è l'incenerimento senza pretrattamento o selezione. Nel caso in cui questa fine non sia possibile, allora, per lo smaltimento di rifiuti a rischio infettivo, possono essere prese in considerazione altre opzioni. Ovvero:
- possono essere conferiti in impianti di trattamento biologico;
- possono essere conferiti in impianti di sterilizzazione o discarica, solo ed esclusivamente previo inserimento di questi in big-bags e coperti con un adeguato strato di materiale protettivo.
L'ISPRA comunica, inoltre, che i dpi utilizzati nei luoghi di lavoro in cui non sussiste un rischio infettivo possono essere identificati come "materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi" oppure essere gestiti come rifiuti indifferenziati, in contenitori dedicati e minimizzando la loro manipolazione. Dopodiché saranno conferiti secondo le procedure in vigore sul territorio.

E la Regione Basilicata?
La Regione Basilicata si è allineata alle indicazioni SNPA sulla gestione dei rifiuti.

Con un'ordinanza del 31 marzo, la nostra Regione ci comunica che i rifiuti indifferenziati raccolti in tutti i Comuni dovranno essere gestiti - separatamente dagli altri rifiuti urbani indifferenziati raccolti dal gestore del servizio pubblico e minimizzando i rischi di contaminazione - trattati come rifiuti non differenziati, favorendone lo smaltimento in impianti di termodistruzione. Se quest'ultimi risultano non disponibili/non presenti, allora dpi e rifiuti bollati come a rischio infettivo dovranno essere conferiti in discarica, previo inserimento dei sacchetti in big-bags e senza che questi subiscano alcun trattamento preliminare.

Il processo di termodistruzione è un trattamento termico adatto ad alcuni tipi di rifiuti, come quelli sanitari. Questi vengono convogliati in un forno inceneritore caratterizzato da una temperatura molto elevata. Avviene, quindi, una combustione controllare al fine di ridurre il rifiuto. Gli scarti solidi del processo sono ceneri che vengono inviate in discarica, mentre il calore prodotto dalla combustione viene utilizzato per produrre vapore che genera energia elettrica.

A causa dell'emergenza sanitaria che ci sta travolgendo, di punto in bianco e dopo anni di educazione al riciclo, ci ritroviamo nuovamente a fronteggiare una situazione in cui non si può far altro che utilizzare oggetti monouso. Torna a ripresentarsi violentemente il principio dell' "usa e getta" che per molto tempo era stato - fortunatamente - un po' superato, o almeno ci si stava muovendo verso quella direzione. A tal proposito, il programma televisivo di Rai3 - Report - in una puntata del 2 novembre, ha posto un interrogativo interessante sul fine vita di questi dispositivi di protezione.
In ogni caso, il nostro dovere è quello di agire sempre nel migliore dei modi, cercando di minimizzare il più possibile l'impatto del nostro passaggio sul pianeta. Anche perché, ad un certo punto, la Terra si ribella!

Fonti:
ISPRA (https://www.isprambiente.gov.it/files2020/notizie/rapporto-ispra-dpi-usati.pdf);
SNPA (https://www.snpambiente.it/2020/03/24/emergenza-covid-19-indicazioni-snpa-sulla-gestione-dei-rifiuti/);
Report (https://www.rai.it/programmi/report/);
Ordinanza n°13 - Regione Basilicata (https://www.regione.basilicata.it/giunta/site/giunta/detail.jsp?sec=100133&otype=1101&id=3064571);
DPR 254/2003 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2003/09/11/003G0282/sg).

Lunedì, 02 Novembre 2020 09:50
Per un guasto alla nostra linea telefonica, Vi invitiamo a contattarci anche via email, Whatsapp e nostri vari canali social. 
Ci scusiamo per il disagio.
Stiamo cercando di rimediare per poter tornare operativi al 100% il prima possibile 
Giovedì, 29 Ottobre 2020 14:03

La Pellicano Verde S.p.A. fronteggia l'emergenza da SARS-CoV-2 con un team di esperti trasversale, che si occupa della scelta dei prodotti e della messa in opera degli interventi, e con una tecnologia di ultima generazione.
Con professionalità e consapevolezza, la sanificazione viene effettuata per migliorare la qualità dell'aria degli ambienti indoor, liberandoli da virus di vario genere e batteri.